IL GRANDE FIUME - nei ricordi di Franco Lenzi

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IL GRANDE FIUME - nei ricordi di Franco Lenzi

18,00 €

A cura di: Riccardo Groppali

Casa Editrice: Cremonabooks 

Testo: Italiano

Pagine: 189

Dopo un testo sulla vita dura e la profonda cultura materiale degli ultimi pescatori professionisti di Cremona, Angelo e Giuseppe Ghizzoni, pubblicato nel febbraio 2016 dalla Libreria del Convegno di Cremona a cura de I Rotary per il Po, è sembrato opportuno raccogliere e ordinare per la pubblicazione le memorie di un’altra figura straordinaria di fiumarolo cremonese, conosciuto proprio durante la presentazione al pubblico del volume sulla pesca nel Po. Si tratta di Franco Lenzi, per gli amici Bióondo e per gli altri Feruviéer, cacciatore, pescatore e navigatore padano, che ha reso disponibile l’enorme archivio della sua memoria. L’elaborazione di ciò che ha raccontato all’autore permette di conoscere un rapporto con il fiume completamente diverso da quello dei professionisti che ne ricavavano di che vivere. Infatti la generazione di Lenzi, di poco successiva a quella che svolgeva la sua attività lavorativa sul fiume e viveva delle sue risorse, frequentava il Po soltanto perché era bello nella sua assenza d’uomini e per la ricchezza d’una natura in continuo mutamento, al solo scopo di trascorrervi momenti piacevoli cacciando, pescando e navigando. Questo aggiunge un aspetto molto importante al quadro - purtroppo destinato a scomparire insieme ai suoi ultimi protagonisti - della vita intensissima che si svolgeva sul fiume dei cremonesi. Che altrimenti non ne avrebbero notizia, salvo i pochi fortunati che hanno potuto ascoltare sull’argomento i racconti dei loro vecchi. Dai racconti di Lenzi emerge anche un quadro forte e vivo - che oggi risulta quasi incredibile - di come si svolgeva la vita dei ragazzini nel periodo terribile della fine della guerra e dei giovani durante la ricostruzione post-bellica. Memorie anche queste preziose per chi non ha vissuto quegli anni, che il narratore vorrebbe fornissero un insegnamento su cosa vuol dire per i giovani cambiare continuamente residenza e quindi lingua-dialetto, scuola e compagni di scuola, ma soprattutto crescere durante un conflitto. Con il rischio quotidiano di morire o d’essere ferito, di perdere i propri cari, la casa e gli amici, e con una fortissima facilitazione nell’acquisire l’insensibilità per le sofferenze altrui e la prepotenza di chi cerca di sopravvivere a ogni costo, anche a scapito degli altri.

Categoria Storia e Tradizione Cremonese | Guide | Dialetto In magazzino 24 Articoli
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Dopo un testo sulla vita dura e la profonda cultura materiale degli ultimi pescatori professionisti di Cremona, Angelo e Giuseppe Ghizzoni, pubblicato nel febbraio 2016 dalla Libreria del Convegno di Cremona a cura de I Rotary per il Po, è sembrato opportuno raccogliere e ordinare per la pubblicazione le memorie di un’altra figura straordinaria di fiumarolo cremonese, conosciuto proprio durante la presentazione al pubblico del volume sulla pesca nel Po. Si tratta di Franco Lenzi, per gli amici Bióondo e per gli altri Feruviéer, cacciatore, pescatore e navigatore padano, che ha reso disponibile l’enorme archivio della sua memoria. L’elaborazione di ciò che ha raccontato all’autore permette di conoscere un rapporto con il fiume completamente diverso da quello dei professionisti che ne ricavavano di che vivere. Infatti la generazione di Lenzi, di poco successiva a quella che svolgeva la sua attività lavorativa sul fiume e viveva delle sue risorse, frequentava il Po soltanto perché era bello nella sua assenza d’uomini e per la ricchezza d’una natura in continuo mutamento, al solo scopo di trascorrervi momenti piacevoli cacciando, pescando e navigando. Questo aggiunge un aspetto molto importante al quadro - purtroppo destinato a scomparire insieme ai suoi ultimi protagonisti - della vita intensissima che si svolgeva sul fiume dei cremonesi. Che altrimenti non ne avrebbero notizia, salvo i pochi fortunati che hanno potuto ascoltare sull’argomento i racconti dei loro vecchi. Dai racconti di Lenzi emerge anche un quadro forte e vivo - che oggi risulta quasi incredibile - di come si svolgeva la vita dei ragazzini nel periodo terribile della fine della guerra e dei giovani durante la ricostruzione post-bellica. Memorie anche queste preziose per chi non ha vissuto quegli anni, che il narratore vorrebbe fornissero un insegnamento su cosa vuol dire per i giovani cambiare continuamente residenza e quindi lingua-dialetto, scuola e compagni di scuola, ma soprattutto crescere durante un conflitto. Con il rischio quotidiano di morire o d’essere ferito, di perdere i propri cari, la casa e gli amici, e con una fortissima facilitazione nell’acquisire l’insensibilità per le sofferenze altrui e la prepotenza di chi cerca di sopravvivere a ogni costo, anche a scapito degli altri.

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